MEDIOEVO / Sulle strade della capitale: alla scoperta di Pavia longobarda

l2Oltre trecento reperti, molti dei quali inediti, trovati in occasione degli scavi degli ultimi anni oppure riemersi da un’approfondita indagine nei depositi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, e che quindi saranno esposti per la prima volta in assoluto al pubblico. “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”  si annuncia come la più importante mostra mai realizzata sui Longobardi.  Sarà ospitata in tre sedi:   dal primo settembre al Castello di Pavia, dal 15 dicembre al MANN di Napoli  e ad aprile 2018 al Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo.
 

In occasione della mostra, il prestigioso mensile Medioevo ha pubblicato un ampio dossier sui Longobardi a firma di Susanna Zatti (Direttrice dei Musei Civici di Pavia), Gian Pietro Brogiolo (co-curatore, con Federico Marazzi, dell’esposizione) ed Elena Percivaldi (medievista).

Elena Percivaldi ha ripercorso in un lungo itinerario i luoghi, ancora esistenti o scomparsi, di due secoli di storia longobarda. Ecco qui di seguito l’inizio dell’articolo.
Il testo completo è pubblicato su “Medioevo” n. 248 (settembre 2017).


Sulle strade della capitale

di Elena Percivaldi*

 

5. Pavia

Pluteo dell’Agnus Dei. Pavia, Musei Civici

Nel 572, dopo quasi tre anni di assedio, Alboino entrava in Pavia e sceglieva la città come capitale di un regno, quello longobardo, destinato a durare fino alla conquista – nel 774 – da parte di Carlo Magno. Ma l’uscita di scena dell’ultimo sovrano longobardo, Desiderio, esule in Francia, non poté certo cancellare l’impronta data dai Longobardi alla città in due secoli di storia. Ticinum – questo l’antico nome della città: Papia, da cui Pavia, entrò in uso proprio in età longobarda – era stata fondata dai Romani in un territorio occupato dalle tribù galliche: a loro si deve la pianta ortogonale ancora oggi ben visibile, che ricalca il consueto modello del “castrum”. Situata sul fiume Ticino a pochi chilometri dalla confluenza nel Po, sulla strada che da Milano portava a Genova, la città era un crocevia di importanti collegamenti terrestri e fluviali. Già sede di zecca durante l’impero, Pavia fu occupata dai Goti e dotata da Teodorico di un grande palazzo regio, poi nel 540, caduta Ravenna nelle mani di Belisario in piena guerra greco-gotica, venne scelta come nuova capitale del regno ostrogoto rivestendo un ruolo di primo piano sullo scacchiere italiano fino, appunto, all’arrivo dei Longobardi. Anche per questo Alboino e i suoi successori si trasferirono nel palazzo regio di Teodorico e lo ingrandirono, poi dotarono la città di monumenti e, dopo la conversione al cristianesimo, di importanti chiese e monasteri: San Michele Maggiore, San Pietro in Ciel d’Oro, Sant’Eusebio, San Giovanni Domnarum, Santa Maria alle Cacce, San Salvatore, Sant’Agata al Monte, Santa Maria alle Pertiche, Santo Stefano.

Di tale splendore oggi sono rimaste poche tracce. Oltre al trascorrere dei secoli, la città longobarda dovette subire un rovinoso assedio, nel 924, da parte degli Ungari, poi nel 1004 fu semidistrutta da un vasto incendio che, riporta un anonimo cronista tedesco, “arse tutti gli edifici che l’illustre maestria degli antichi aveva innalzato”. Ciò che restava ancora intatto fu messo a ferro e fuoco nell’estate 1024 da una rivolta scoppiata alla morte dell’imperatore Enrico II, e poi raso al suolo dal terribile terremoto che nel 1117 ridusse in rovina buona parte dell’Italia settentrionale. In età barocca le chiese furono conformate ai dettami della Controriforma; il colpo di grazia, infine, arrivò con le risistemazioni urbanistiche dell’Ottocento, che nell’adattare il volto di Pavia alle esigenze “moderne” non risparmiarono edifici millenari. Dopo mille anni di oblio, oggi la città altomedievale torna visibile grazie alle ricostruzioni 3D create in occasione della grande mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”, che consentono di sorvolarla com’era restituendo anche i contesti, oggi perduti, in cui erano collocati i tesori esposti nella sezione longobarda permanente dei Musei civici nel Castello. Le tre cripte di S. Eusebio, S. Felice, S. Giovanni Domnarum saranno inoltre aperte con orari estesi nei fine settimana (per informazioni e aggiornamenti: www.mostralongobardi.it). In occasione dell’evento, vi accompagniamo in un itinerario alla scoperta delle vestigia longobarde pavesi ancora presenti, e alla riscoperta di quelle perdute… [Continua su “Medioevo” n. 248 (settembre 2017), in edicola].

© IMMAGINI, VIDEO E TESTI: PERCEVAL ARCHEOSTORIA / ELENA PERCIVALDI / MEDIOEVO —  RIPRODUZIONE RISERVATA

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