Scoperto il catalogo stellare di Ipparco, il più antico censimento astrale ad oggi conosciuto

Il testo greco, risalente al II secolo a.C., era nascosto in un manoscritto palinsesto siriaco prodotto nel IX-X secolo nel monastero di Santa Caterina del Monte Sinai (Egitto). Il catalogo stellare di Ipparco, finora ritenuto perduto, precede di tre secoli quello di Tolomeo ma presenta secondo gli studiosi calcoli più precisi.

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Dettaglio del f. 53v (le lettere gialle riproducono il testo greco sottostante quello siriaco, secondo la lettura resa possibile grazie alle immagini multispettrali) ©Museum of the Bible, 2021

Che esistesse lo si sapeva da Claudio Tolomeo, il celebre astronomo greco vissuto nel II secolo d.C. a cui si deve l’elaborazione del sistema geocentrico, perché lo cita nelle sue opere. Ma ora il catalogo stellare compilato tre secoli prima dal suo collega Ipparco, che si riteneva perduto, è stato ritrovato da un team di studiosi nascosto in un antico manoscritto. La scoperta, che riscrive un capitolo importante della storia dell’astronomia, è stata fatta dai ricercatori del CNRS (Centre national de la recherche scientifique), dell’Università della Sorbona (Francia) e della Tyndale House di Cambridge (Inghilterra) esaminando un manoscritto pergamenaceo, il Codex Climaci Rescriptus, attualmente conservato nel Museo della Bibbia di Washington (Stati Uniti) con la segnatura MS000149: un codice prodotto nel IX-X secolo nel monastero di Santa Caterina del Monte Sinai (Egitto) assemblando parti di manoscritti greci del V-VI secolo i cui testi – un poema astronomico con un commentario di cui faceva parte il catalogo di Ipparco – non erano più considerati attuali. Per questa ragione furono abrasi e lo spazio ricavato accolse una traduzione siriaca delle opere dottrinali di san Giovanni Climaco, evidentemente ritenute di maggiore interesse per la vita del monastero.

Oggi le moderne tecnologie consentono di leggere i testi “nascosti” in questo tipo di manoscritti (detti “palinsesti”) con procedure non invasive. L’acquisizione di immagini multispettrali, realizzata dal team della Early Manuscripts Electronic Library, del Lazarus Project e del Rochester Institute of Technology, ha rivelato così il catalogo perduto, il cui studio è stato pubblicato sul “Journal for the History of Astronomy” (gli autori del paper scientifico sono Victor Gysembergh, Peter J. Williams ed Emanuel Zingg)1.

Due folia del Codex Climaci Rescriptus, codice palinsesto contenente il testo riportato alla luce (foto: © Peter Malik)

Il catalogo stellare di Ipparco, per quanto frammentario, è ora il più antico tentativo conosciuto di determinare con precisione la posizione degli astri associandoli a coordinate numeriche. Ed è cruciale non solo perché presenta differenze significative con l’opera più nota di Tolomeo, a sua volta autore di un “censimento” delle stelle, ma anche perché vanta calcoli più accurati nonostante fosse stato composto qualche secolo prima.

1 New Evidence for Hipparchus’ Star Catalogue Revealed by Multispectral Imaging. Victor Gysembergh, Peter J. Williams et Emanuel Zingg. Journal for the History of Astronomy, le 18 octobre 2022. DOI:10.1177/00218286221128289

©Elena Percivaldi – LA RIPRODUZIONE, LA RIELABORAZIONE E LA RIPUBBLICAZIONE IN QUALSIASI FORMA E MEZZO SENZA IL CONSENSO DELL’AUTRICE E’ VIETATA]

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