La ricostruzione del volto del giovane arciere di Cittiglio, realizzata dall'Università di Siena

STUDI / “Cold case” medievale a Cittiglio (Varese): gli studiosi ricostruiscono l’omicidio (e il volto) di un giovane ucciso a colpi di spada

Un brutale delitto riaffiora dal cimitero medievale della chiesa di San Biagio a Cittiglio, in provincia di Varese. Il cranio di un giovane di circa vent’anni, la cui tomba fu ritrovata durante gli scavi del 2006-2007, presentava quattro lesioni compatibili con ferite da colpi di spada inferti con particolare violenza. L’esatta dinamica dell’omicidio è stata ricostruita grazie alle moderne tecnologie forensi dai ricercatori delle Università dell’Insubria e di Siena. I risultati dello studio sono stati pubblicati sul “Journal of Archaeological Science: Reports”.

La ricostruzione del volto del giovane arciere di Cittiglio, realizzata dall'Università di Siena
La ricostruzione del volto del giovane arciere di Cittiglio, realizzata dall’Università di Siena

Aveva appena vent’anni quando fu assassinato e sepolto nel cimitero della chiesetta di San Biagio a Cittiglio, cittadina della provincia di Varese. E lì ha riposato per secoli finché gli archeologi, nel 2006, non ne hanno scoperto la tomba. I suoi resti parlavano chiaro: quelle lesioni al cranio non potevano essere casuali ma erano state inferte di proposito e con grande violenza. Ma da chi e perché? Un vero e proprio “cold case” medievale che ha attirato l’attenzione di un team di ricercatori delle Università degli Studi dell’Insubria e di Siena, che grazie alle moderne tecniche messe a disposizione dall’antropologia forense i hanno indagato l’omicidio ricostruendone nei dettagli le dinamiche. I risultati del loro lavoro sono stati ora pubblicati sull’importante rivista scientifica internazionale “Journal of Archaeological Science: Reports”.

Una chiesa, mille sorprese

La chiesetta di Cittiglio, intitolata inizialmente a Sant’Andrea e solo in seguito a San Biagio, fu eretta prima del Mille come probabile cappella privata nell’antico castrum ora scomparso dai De Cittilio, importante famiglia capitaneale lombarda che controllava, in qualità di vassalli del vescovo di Como, un vasto territorio che si estendeva lungo la Val Cuvia, fino al Verbano.

La chiesa di San Biagio a Cittiglio (VA).

L’edificio fu poi ampliato e trasformato diverse volte nei secoli fino a raggiungere l’aspetto odierno, caratterizzato da una cappella a navata unica, con l’altare orientato a ovest e il campanile – edificato tra il 1000 e il 1020 in occasione del primo rifacimento romanico – allineato alla facciata di fianco all’ingresso. I primi scavi archeologici al suo interno si sono svolti tra il 2006 e il 2007, quando si rese necessaria la realizzazione di un vespaio di aerazione. L’intervento, effettuato dalla SLA (Società Lombarda di Archeologia) sotto la supervisione dell’allora Soprintendenza Archeologica lombarda, iniziò con la rimozione del pavimento e il conseguente svelamento di tre successivi livelli di calpestio, il più recente del 1630, l’intermedio risalente al Duecento e il più antico di inizio XI secolo.

Lo scavo riportò alla luce anche i resti della precedente chiesa altomedievale e dell’antica abside dipinta, demoliti a seguito alla ristrutturazione e all’inversione di orientamento dell’edificio, avvenuto tra il 1627 e il 1635. Dai livelli interrati sono inoltre riemersi diversi affreschi, uno dei quali, databile sempre alla fase romanica, raffigura la Chimera, un soggetto piuttosto insolito in uno spazio sacro cristiano. Altre decorazioni parietali, nella fattispecie effigi di profeti, si trovano sull’arcone trionfale e furono realizzate nel XIV secolo quando si decise di allargare la chiesa.

L’affresco della chimera (da Mella Pariani-Lorenzi, 2008).

Diversi i reperti tornati alla luce nel corso delle indagini, tra cui monete risalenti a un periodo compreso tra il XII e il XVI secolo, alcune ciotole, coltelli, frammenti di tessuto, un anello, fibbie, borchie e una capasanta, emblema dei pellegrini che si recavano a Santiago di Compostela. Un’ulteriore campagna di scavo è stata intrapresa tra il 2016 e il 2019 grazie a finanziamenti privati, focalizzandosi stavolta sull’area del sagrato, dove è stato ritrovato un ossario comune realizzato nel Seicento e contenente resti umani provenienti dallo svuotamento dell’antico camposanto medievale.

Quattro colpi di spada alla testa

Ma i dati più interessanti sono giunti dalle sepolture privilegiate, tra le quali spicca la Tomba 13, collocata nel nartece (atrio) edificato nell’XI secolo davanti all’ingresso della chiesa allo scopo di ospitare tombe gentilizie, verosimilmente dei discendenti dei fondatori della cappella. Il sepolcro conteneva i resti di un maschio adulto di circa 20 anni il cui cranio presentava quattro lesioni inferte con violenza da un’arma da taglio affilata, probabilmente una lunga spada.

La tomba 13 con i resti dell’individuo (da Mella Pariani-Lorenzi, 2008).

Al suo studio, coordinato dalle antropologhe Chiara Tesi e Marta Licata in forza al Dipartimento di Biotecnologie e Scienze della Vita dell’Ateneo lombardo, hanno preso parte anche Stefano Ricci e Jacopo Crezzini del Dipartimento di Scienze Fisiche della Terra e dell’Ambiente (DSFTA) dell’Università di Siena. E proprio l’Unità di ricerca di Preistoria e Antropologia dell’Ateneo toscano ha dato un decisivo contributo nel determinare la sequenza dell’omicidio. Utilizzando il microscopio digitale tridimensionale e ricostruendo il volto dell’individuo con le tecniche in uso in ambito forense e archeologico, gli studiosi hanno determinato con precisione i danni fisici subiti dal ragazzo, che ne causarono la morte, riuscendo anche a ricostruire l’intera dinamica dell’evento violento.

Particolare della lesione posteriore sul cranio (da Mella Pariani-Lorenzi, 2008).

L’omicidio è stato brutale e raccapricciante. Il giovane sarebbe stato colpito alla testa una prima volta con una spada ma il colpo andò a vuoto, lasciandogli una lieve ferita di striscio nella parte superiore del cranio. Stordito ma ancora in sé, avrebbe quindi tentato la fuga dal suo assalitore ma venne raggiunto e massacrato con altri due colpi inferti in rapida successione, che provocarono l’asportazione di due sezioni di tavolato cranico. Una volta a terra, il colpo di grazia, alla nuca. Difficile stabilire l’identità della vittima e le ragioni dell’assalto: difficilmente una rapina, molto più probabilmente un agguato compiuto per eliminare un rivale, un nemico, un avversario. Una cosa sembra certa: il giovane era un guerriero e nella fattispecie un arciere, come sembra indicare la postura acquisita dalla spalla. Che vivesse per combattere lo testimoniano anche i segni di un’altra ferita rimarginata sul cranio, che si era guadagnato in un precedente scontro al quale era fortunatamente sopravvissuto. La posizione privilegiata della sepoltura, collocata di fronte all’antico accesso alla chiesa, induce a pensare che il ragazzo appartenesse a una famiglia di elevato stato sociale, magari proprio un membro degli stessi De Cittilio, che avevano realizzato l’atrio come cappella funebre.

La ricostruzione delle ferite secondo lo studio (Università di Siena)

La ricostruzione fisiognomica del giovane realizzata da Stefano Ricci dell’Università di Siena, si legge nella nota a cura del team di ricerca, «ci permette oggi di guardare direttamente negli occhi questo giovane, di riconoscerlo come un volto perfettamente attuale, e di stabilire con lui una relazione più profonda, al di là dell’episodio di violenza che ne ha provocato la morte e di cui oggi, grazie ai moderni approcci scientifici, siamo a conoscenza».

Lo studio dei reperti ossei di Cittiglio è stato curato dall’Università dell’Insubria all’interno di un più ampio progetto di valorizzazione denominato «I paesaggi della Valcuvia. Riqualificazione ambientale attraverso un percorso archeologico: valorizzazione, tutela e fruizione», il cui scopo è, tra gli altri, indagare lo stile di vita quotidiano degli abitanti del territorio nei secoli passati. E grazie alla collaborazione interdisciplinare tra atenei, è arrivata ora anche la risoluzione di questo intrigante “cold case” medievale.

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© Elena Percivaldi – VIETATA LA RIPRODUZIONE, LA RIELABORAZIONE E LA RIPUBBLICAZIONE IN QUALSIASI FORMA E MEZZO SENZA IL CONSENSO DELL’AUTRICE E SENZA CITARE LA FONTE.

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