IN EDICOLA / Lechfeld, 955: quando Ottone fermò la minaccia Ungara

Lechfeld1457“De sagittis Hungarorum libera nos, Domine”, o Signore difendici dalle frecce degli Ungari. Questa vibrante preghiera, contenuta in un manoscritto modenese, riflette l’ondata di terrore che tra la fine dell’VIII e l’inizio del IX secolo percorse l’Europa centro-meridionale a causa degli Ungari, un insieme di tribù pagane di origine ugrofinnica provenienti dalle steppe euroasiatiche.
Per oltre un secolo esse dilagarono facilitate dallo stato di profonda crisi in cui versavano le strutture del vecchio impero carolingio, dilaniate da continue lotte per la successione. Dopo aver gettato intere zone nella più completa prostrazione ed essersi spinti a saccheggiare e incendiare città importanti come Pavia, a bloccare la minaccia fu il re di Germania Ottone I, che il 10 agosto 955 a Lechfeld, nei pressi di Augusta, inflisse agli Ungari una rovinosa e determinante sconfitta. I superstiti, costretti alla fuga,  ripararono in Ungheria dove mezzo secolo dopo il loro capo Vaik, convertitosi al Cristianesimo e battezzato con il nome di Stefano, avrebbe dato vita al regno ungherese, destinato a rivestire una importanza decisiva sullo scacchiere dell’Europa orientale. Grazie a questa decisiva vittoria, Ottone si aprì inoltre la strada per Roma, dove avrebbe cinto di lì a poco la corona imperiale.

L’articolo completo (6 pagine tutte illustrate) in edicola su Storie di Guerre e Guerrieri, il bimestrale di Sprea Editori dedicato all’arte militare, e prossimamente su Festival del Medioevo.

 

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NOVITA’ EDITORIALI / Un nuovo speciale sui Barbari in edicola

barbari-coverSi dice che la storia la scrivano i vincitori, ma non è sempre così. Quando i germani e le altre genti “barbariche” diedero il colpo di grazia all’impero romano, ormai in piena crisi, a scrivere la cronaca degli scontri furono quasi sempre gli sconfitti, i quali trasmisero ai posteri un’immagine negativa di questi popoli che, nonostante i contatti plurisecolari, conoscevano ancora poco. Oggi  sappiamo che le genti “barbariche” possedevano culture complesse, mantenevano quasi tutte rapporti di lunga data con Roma e ne ammiravano le istituzioni e la civiltà al punto da imitarle per legittimarsi. Possedevano, però, anche una loro precisa identità, che andò affermandosi col tempo e si esaltò proprio quando l’incontro-scontro tra i due mondi assunse quel carattere definitivo e traumatico che avrebbe comportato la fine dell’impero.
Dai più antichi Celti e Germani ai Vandali e agli Unni, dai Goti ai Longobardi fino agli Ungari e ai Vichinghi, tutti questi popoli, nessuno escluso, concorsero a forgiare l’Europa così com’è oggi, figlia del diritto e della civiltà di Roma ma anche degli usi, costumi, arte, lingue e miti di chi, pur decretandone il tramonto, ne raccolse l’eredità.
Al tema, vasto e affascinante, è dedicato “Barbari”, il nuovo Speciale di “Conoscere la Storia”, pubblicato da Sprea Editori e appena uscito in tutte le edicole: 130 pagine interamente illustrate a colori al costo di euro 9.90.
I testi sono curati da Elena Percivaldi, storica e collaboratrice di riviste come Medioevo, BBC History Italia, Conoscere la Storia, Storie di Guerre e Guerrieri.
Le fotografie, che ritraggono momenti di vita quotidiana dell’epoca secondo la ricostruzione dei gruppi di rievocazione storica, sono di Camillo Balossini, uno dei più noti reporter del settore.